Italismani

Il blog degli Insegnanti dell'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

2 maggio 2017
di Stefania Tavaglione
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La superstizione è da ignoranti, ma non crederci porta male.(Eduardo de Filippo)

Quanto siamo superstiziosi?  Oggi si tende a prendere le distanze dalla superstizione relegandola un po’ frettolosamente ad un mondo di credenze popolari , ad un comportamento irrazionale dovuto all’ignoranza. Eppure sugli aerei di bandiera italiana manca la fila 17 così come manca la fila 13 in quella spagnola e di altri Paesi, anche negli alberghi manca la camera numero 17.

La psicologia si è interessata alla superstizione, come comportamento umano diffuso che condiziona le scelte decisionali. Jean Piaget associò questo tipo di comportamento al Pensiero Magico, un pensiero pre-logico tipico dello stadio evolutivo chiamato  pre-operatorio, in cui i bambini danno un’anima agli oggetti (Animismo) e credono di poterli influenzare, di poter avere un controllo sul rapporto di causalità con gli eventi (Magia), quindi con il tempo pensano che determinate loro azioni possano avere effetti sulla realtà. Nella superstizione infatti si fa lo stesso: si tende a privilegiare l’associazione , a notare solamente i casi in cui la successione tra gesto e risultato ha dato dei riscontri, mentre si ignorano o si sottovalutano i casi contrari. L’errore, cioè la confusione sta tra causalità e casualità , è forte la tendenza a badare alla presenza delle associazioni (causa –evento), ma non lo è quando si tratta di notare le assenze delle associazioni.

Sigmund Freud, parlò di Atto mancato: il superstizioso è colui che dà ad un evento casuale un significato preciso e ripetuto nel tempo grazie all’intervento dell’inconscio. Per esempio pensare che un atto fortuito ( per esempio passare sotto una scala) determinerà un certo effetto (come  la rottura di una storia d’amore) non è altro che un Atto mancato, ossia l’espressione di un desiderio inconscio espresso sotto forma di superstizione per giustificare una scelta dolorosa e difficile.

Insomma possiamo dire che l’uomo ha da sempre adottato la superstizione (fin dall’antichità) , che è un tipo di ragionamento usato quando la ragione fallisce o non è convincente, quindi per dare una spiegazione alla realtà dei fatti, ma per questo rimanderebbe ad un aspetto infantile della mente umana e del suo modo di vedere la realtà . Forse dovremmo accettarla come parte di noi, come effetto collaterale dell’”irrazionale necessario”.

Ogni volta che parliamo di comportamenti umani dobbiamo, però tenere presente molti aspetti, non possiamo dimenticare che l’uomo è principalmente un animale culturale e in quanto tale apprende per trasmissione culturale. Ecco qui di seguito alcune superstizioni e le loro origini.

  • Notte di San Lorenzo (10 Agosto)

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8 marzo 2017
di Andrea Leone
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Non solo Pausini, Ramazzotti… altre proposte tutte da ascoltare!

Come promesso, torniamo a parlare di musica italiana, proprio a pochi giorni dall’ultima edizione del celeberrimo Festival di Sanremo, l’evento più importante e famoso al mondo riguardante la musica italiana.

È ormai risaputo che ascoltare della buona musica in una lingua che stiamo imparando, ci aiuta non solo a venire in contatto con parole ed espressioni nuove, ma ci offre una buona porzione di cultura del paese di origine.

Qualche mese fa vi ho proposto una selezione di artisti italiani, e, a grande richiesta, torno a offrirvi altri suggerimenti riguardanti la musica italiana moderna. In questa selezione troverete cantanti, cantautori e gruppi più o meno conosciuti e appartenenti a generi diversi. Come già detto, è difficile soddisfare tutti i gusti, ma spero di poter trovare “la musica giusta per le vostre orecchie”.

 

Francesco Gabbani

Cominciamo con l’ultima novità, ovvero il vincitore del Festival di Sanremo 2017. Francesco Gabbani, toscano, non solo ha vinto quest’anno il primo premio nella categoria “Campioni” ma ha anche vinto l’anno scorso nella categoria “Nuove proposte”. Ha raggiunto il successo proprio grazie alla canzone presentata nel 2016, “Amen”, che ha attirato subito l’attenzione dei critici musicali e che ha vinto numerosi premi.

Ma il riconoscimento più ambito è arrivato quest’anno, con il singolo “Occidentali’s Karma”, un pezzo ricco di citazioni che è già diventato un vero e proprio “tormentone”.

 

 

 

Fiorella Mannoia

 Era stata data per favorita come vincitrice del Festival di Sanremo 2017, e invece questa volta ha ottenuto il secondo posto. Vanta una lunga carriera come cantante e cantautrice, ma si distingue dalle altre artiste italiane per il suo timbro di voce molto particolare. Ha portato al successo molti pezzi storici della canzone italiana, come “Quello che le donne non dicono” di Enrico Ruggeri e “Sally” di Vasco Rossi. Ecco un altro suo pezzo famosissimo: Continua a leggere →

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11 febbraio 2017
di Flavia Nicoletti
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GIOCANDO S’IMPARA. Imparare divertendosi e molto di più!

Il 18 febbraio riprenderà il nostro corso dedicato ai più piccoli, Giocando s’impara, per bambini dai cinque agli otto anni.

Fai click sull’immagine per andare al sito dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

Che cosa vuol dire veramente imparare giocando? È possibile apprendere divertendosi?

Un apprendimento efficace è quello che coinvolge tutti i sensi e passa attraverso le emozioni, proprio come avviene durante il gioco.

I bambini devono divertirsi, sporcarsi, toccare, manipolare, osservare, annusare e sperimentare. Per questo il gioco e la creatività sono al centro delle nostre attività e fanno da filo conduttore agli argomenti trattati di volta in volta.

 

La forma più naturale di apprendimento: il gioco

L’attività ludica inizia fin da subito, già nella culla, quando il bambino di pochi giorni inizia a prendere coscienza di ciò che lo circonda, gioca con le dita, con le manine, con i piedini, scoprendo ed esplorando il suo corpo. Attraverso il gioco può comprendere e interiorizzare ogni nuova esperienza, è la sua prima fonte di apprendimento. Continua a leggere →

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7 dicembre 2016
di Angela Ferioli
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Piantala di trollarmi!!! Capire lo slang in italiano: missione impossibile?

ragazze_telefonino

Immagine di Roberto Malfatti http://rmalfatti.blogspot.com.es/2016/09/parole-rubate-in-vacanza_4.html

 

“Ma io che cosa ho studiato?!?”

Questa domanda se la pone qualsiasi studente di lingue straniere appena arrivato nel Paese di cui sta apprendendo la lingua.  E per l’italiano non ci sarà alcuna eccezione.

Se poi è giovane ed entra in contatto con studenti della sua età, si sentirà spesso  incapace di capire di cosa diavolo stanno parlando  i suoi compagni d’università.

Allora, i corsi frequentati nel proprio Paese sono stati una perdita di tempo?

Niente affatto, l’italiano appreso durante i corsi lo aiuterà in moltissime situazioni quotidiane.  Si è soltanto imbattuto nel linguaggio “urbano”, lo slang appunto.

Ovviamente i primi tempi saranno un po’ duri, ma alla fine farà l’orecchio non solo all’eloquio velocissimo degli indigeni, ma anche a queste strambe parole.  Il ricordo di alcuni termini  letti nel manuale del corso, quali “scialla” (stai tranquillo), saluti come “bella” (ciao), abbreviazioni per il whatsapp: TVB (ti voglio bene), saranno forse di magra consolazione.  E benché anche nel suo idioma materno faccia grande uso di espressioni gergali, evidentemente ascoltarli in un’altra lingua provoca uno scomodo effetto di stupore e smarrimento.

 

Provate ad ascoltare i ragazzi (con accento lombardo) di questo filmato:

 

 

Scopriamo con alcuni esempi che cosa dicevano i ragazzi del filmato, a cui aggiungo altri vocaboli,  sperando che resistano all’usura. Continua a leggere →

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7 novembre 2016
di Antonella Berriolo
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A febbraio studierò in un’università italiana: due futuri studenti Erasmus ci spiegano come si stanno preparando per quest’esperienza

 

Sono moltissimi gli studenti universitari che si rivolgono ogni anno all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona per ottenere un livello B1 o A2, come richiesto dalle loro università di destinazione.

Ne abbiamo intervistato due, Patrícia e Lluís.

Patrícia: Ciao, mi chiamo Patrícia, sono una studentessa di Giurisprudenza, studio qui a Barcellona, ho 21 anni e… direi che basta così.

Lluís:  Salve, ho 23 anni, mi chiamo Lluís, sono anch’io di Barcellona, sono il fratello di Patrícia e anch’io studio Giurisprudenza. Mi piace lo sport, uscire con gli amici…

 

Foto di Patricia

Foto di Patricia

Nel secondo quadrimestre tutti e due parteciperete a un progetto Erasmus, in Italia. Dove andrete di preciso?

Patrícia: Io andrò a Bologna

Lluís: Io invece a Roma

Quando avete preso questa decisione?

Patrícia: Molto tempo fa. Credo di averci pensato già all’inizio dell’università, perché è un’ottima occasione per conoscere la cultura e la lingua di un altro Paese.

Lluís: Esattamente. È un’esperienza che molti altri giovani come noi hanno fatto.  Tutti dicono che è difficile all’inizio, ma dopo un paio di settimane è molto gratificante. Ti fa crescere come persona, e poi impari una nuova lingua e vedi come funziona l’università in un altro Paese.

Insomma, oggi chi si iscrive all’università prevede già un Erasmus nel proprio percorso di studi. Voi avete parlato con altri studenti che hanno già fatto quest’esperienza prima di voi? Cosa vi hanno raccontato? Continua a leggere →

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10 ottobre 2016
di Antonella Berriolo
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Ascoltare per imparare

Capire l’italiano per chi parla una lingua neolatina è molto facile. L’avrete potuto notare anche voi: difficilmente il turista catalano o spagnolo ha problemi di comprensione in situazioni comunicative semplici nel Bel Paese.

Forse per questo l’ascolto viene erroneamente relegato, da chi impara l’italiano, in secondo piano.  Capisco, quindi non mi serve.

Eppure, abbiamo imparato la nostra lingua materna unicamente ascoltando.  I bambini iniziano a dire le prime parole in genere a 6 mesi; solo a 3 anni circa cominciano a costruire le prime frasi e a collegarle. Ossia dopo 3 anni di ascolto intensivo durante i quali hanno immagazzinato suoni, lessico, strutture grammaticali, oltre a tutta la parte di comunicazione non verbale.

Poi, da adulti, ci iscriviamo a un corso di lingua straniera. Sebbene il nostro obiettivo sia soprattutto imparare a parlare e a comunicare, il contatto con la lingua orale si riduce alle 4 ore settimanali di lezione.  Il resto, la maggior parte delle volte, è lingua scritta: gli esercizi che l’insegnante assegna per casa, un libro, magari un articolo di giornale.

È chiaro che c’è qualcosa che non funziona. Dobbiamo smettere di relegare l’input orale all’esercizio di comprensione  e rivalutarne il ruolo nell’apprendimento di una lingua straniera, soprattutto oggi che le nuove tecnologie ci consentono di sfruttarne tutte le potenzialità. Se ci pensiamo bene, infatti, l’ascolto è un input ricchissimo, molto più ricco della lingua scritta. Quasi tutti gli elementi della comunicazione sono presenti nel linguaggio orale:  lessico, intonazione, pronuncia, accento,ritmo, morfologia, sintassi, cultura.

Vediamo allora alcune proposte di attività che potete fare a casa per aumentare il contatto con la lingua orale. Continua a leggere →

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7 giugno 2016
di Paolo Gravela
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La mongolfiera, la cultura, la memoria e altre parole di seconda mano

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Insegnante, professore, maestro, guida, formatore, istitutore. Insegnare*, formare, guidare, accompagnare, istruire, ammaestrare. Qualche tempo fa una mia vecchia amica mi chiese con quali di queste parole del “mestiere” mi trovassi più a mio agio, e che cosa significasse “insegnare”. Dopo aver valutato varie altre opzioni, come darmi alla macchia*, cambiare immediatamente lavoro o togliere il saluto alla suddetta amica, ho deciso di chiudere gli occhi e prendere il toro per le corna* (o il bavero* o la collottola* o altri appigli disponibili).

Ne sono nate alcune riflessioni tragicomiche, di cui ho deciso di liberarmi abbandonandole sulle pagine di questo nostro blog. Le ho divise in 5 brevi capitoli semiseri e un glossario finale per chiarire o rimettere in discussione alcune parole e/o espressioni che appariranno nell’articolo contrassegnate da un asterisco.


1. Ho un dubbio, ho un domanda (ovvero l’ego martoriato* dell’insegnante)

Che soddisfazione quando uno studente mi dice: “Scusa Paolo, ho una domanda/un dubbio”. Ma allora, mi dico, gli interessa davvero. Visibilio*. Brodo di giuggiole*. E in più, io saprò rispondere (si spera). L’ego è alle stelle: IO servo a qualcosa. È un po’ come quando cammini per strada, qualcuno ti chiede un’indicazione e tu sai la risposta: che meraviglia! Che potere! Sono un portento*, un supereroe! IO risolvo problemi, IO SO.


2. I verbi si imparano di notte (ovvero la scoperta della memoria)

Alcuni anni fa, nel mio disperato (e fallito) tentativo di imparare l’arabo, ho scoperto molte cose di me che non sapevo (risultato tutt’altro che trascurabile, ma qui fuori tema*) e qualche tecnica mnemonica, appunto, disperata. La più sorprendente fu la seguente: la sera prima della lezione, andando a letto, mi sforzavo di imparare alcune parole o la coniugazione di un verbo. Leggevo e rileggevo, ripetevo e ripetevo ancora, ma mi sembrava un’impresa biblica, impossibile, un ostacolo insormontabile. E invece ecco che al mattino, al risveglio, ricordavo per bene e in ordine la suddetta coniugazione: un miracolo! Era come se la mia memoria avesse lavorato da sola nel sonno, quasi contenta di quel materiale nuovo, quel guazzabuglio* onirico da riordinare e ripulire, quei fili sciolti da ricucire in catene di sinapsi. Da allora consiglio sempre ai miei studenti di leggersi due o tre volte un verbo prima di andare a dormire e lasciar fare alla loro memoria, che ha un’intelligenza tutta sua…


3. Gli stereotipi e altri falsi amici (ovvero “affettare il burro”)
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11 maggio 2016
di Antonella Berriolo
3 commenti

Compiti per le vacanze per tutti!

Arriva l’estate ed ecco che i nostri studenti iniziano a preoccuparsi: “Come sarà il mio italiano a ottobre, dopo quattro mesi senza lezioni?”

“Non vorranno mica i compiti delle vacanze?!” mi chiedo, tra il sorpreso e l’incredulo. Ebbene, questi sono i miei ” consigli per le vacanze”, ossia, come continuare a imparare in modo piacevole durante la pausa estiva.

Viaggia

Niente di meglio di una vacanza in Italia per mettere in pratica quello che hai imparato durante il corso.

Partecipa

Dai un’occhiata alla nostra programmazione culturale: oltre al film del lunedì, ci sono molti eventi interessanti. Poter assistere a una conferenza o a un concerto non solo è un’esperienza piacevole e stimolante ma ti permetterà di immergerti nella cultura italiana.

 

Una conferenza all'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

Una conferenza all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

Leggi

La Biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona ha un ampissimo catalogo e riceve ogni mese le novità letterarie del momento. C’è n’è per tutti i gusti, e per chi è agli inizi c’è una sezione di libretti facilitati.

La narrativa non è la tua passione? Non è una ragione per evitare la lettura: un articolo di un quotidiano o una rivista su un tema di tuo interesse è un ottimo esercizio.

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13 aprile 2016
di Andrea Leone
1 commento

Non solo Pausini, Ramazzotti e Nek. La musica italiana è molto di più!

Capita di frequente che i miei studenti mi chiedano consigli in fatto di musica italiana contemporanea da ascoltare per migliorare il proprio italiano o per tenere piacevolmente in allenamento le proprie orecchie.
Dare una risposta soddisfacente, però, è un’impresa assai difficile, dato che ognuno di noi apprezza un certo tipo di musica o un altro. Inoltre, gli artisti da nominare sarebbero moltissimi…
La celebre frase di Giulio Cesare “de gustibus non disputandum est” calza a pennello nella questione, per cui non posso fare altro che proporre una carrellata di alcuni dei principali cantanti, cantautori e interpreti che apportano un certo grado di qualità alla musica italiana.
Nominare tutti gli artisti che vale la pena ascoltare è una missione impossibile, però farò del mio meglio per soddisfare al meglio la vostra curiosità!

Fabrizio De Andrè

Genovese, è stato uno dei più grandi cantautori della musica italiana di tutti i tempi. Considerato il George Brassens della musica italiana, ha posto sempre al centro dell’attenzione gli emarginati della società, come i poveri e le prostitute.
Aveva idee anarchiche e pacifiste, e le sue canzoni sono considerate vere e proprie perle poetiche dai critici musicali.
Ecco la sua canzone più celebre, “Bocca di rosa”:

Franco Battiato Continua a leggere →

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10 marzo 2016
di Nicoletta De Boni
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Leggere con l’acquolina in bocca

Bacco, Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1593-1597 circa, particolare. Galleria degli Uffizi

Bacco, Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1593-1597 circa, particolare. Galleria degli Uffizi

Leggere i testi di Achille Campanile è davvero una disavventura, poiché ben poche volte vi accade, o vi si dice, quello che ci aspettiamo e soprattutto ciò che, stuzzicandoci e incalzandoci, l’autore si ostina a farci credere che stia per succedere. Una disavventura irresistibilmente spiritosa e, come capita con molti piaceri, fugace.

Con la sua brevità e levità la prosa di Campanile ha inaugurato Raccontandolo, una serie di incontri di lettura e conversazione, ognuno dei quali dedicati a un racconto di uno scrittore italiano (Buzzati, Campanile, Cavazzoni, Calvino, Stassi, Arminio, Eco, Buzzi…) e a un argomento riguardo al quale l’autore in questione ci ha lasciato narrazioni e riflessioni.

Il primo tema di cui abbiamo letto e conversato è stato quello della gastronomia, cosicché a fare buona, anzi, ottima compagnia ad Achille Campanile c’è stato Aldo Buzzi, con alcuni brani tratti dall’Uovo alla kok, un libro che pubblicò nel 1979 (altri suoi titoli culinari sono Stecchini da denti e La lattuga di Boston, dati alle stampe qualche anno dopo).

Un abbinamento un po’ bizzarro quello di Campanile e Buzzi, effettivamente… Al di là del filo conduttore dell’arte culinaria che qui faceva al caso nostro, senza dubbio si tratta di due autori elegantemente e sagacemente concisi e leggeri e di due uomini che attraversarono buona parte del Novecento (nel caso di Buzzi tutto il ‘900 e oltre), vivendo sia l’Italia delle due guerre che quella del benessere e del boom economico, Campanile (1899/1900-1977) a Roma e dintorni e Buzzi (1910-2009) a Milano, pur essendo nato a Como.

Nella biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona del primo troverete tre opere: l’allegro e commovente Se la luna mi porta fortuna, addirittura nell’edizione dei Fratelli Treves del 1929; la raccolta L’inventore del cavallo con le commedie scritte tra il 1924 e il 1939 ed infine Asparagi e immortalità dell’anima, una raccolta di racconti risalente al 1974. È da quest’ultima che abbiamo tratto le nostre pagine gastronomiche, intitolate alcune ‘La cura dell’uva’ e altre ‘Le seppie coi piselli’ (sia il titolo del libro che quello del secondo racconto sono esempi di quelle associazioni strambe e impreviste di cui è ricchissima la prosa di Campanile).

L’Uovo alla Kok e Asparagi e immortalità dell’anima

Entrambi gli autori ci hanno servito coi loro testi la scusa migliore che potessimo scovare per chiacchierare di cibo e di cucina e per rispolverare un campo lessicale che si impara fin dai primi corsi di italiano, ma che offre sempre qualche occasione di approfondimento.

Grazie a ‘Pane carasau’, ‘Pastina in brodo della pensione’ e ‘Cucina di famiglia’, tratti dall’Uovo alla Kok, siamo tornati con nostalgia agli indimenticabili piatti di famiglia (l’agnello al forno, le salsicce, i fagioli con le patate… come solo a casa mia sapevano fare!); Continua a leggere →

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