Italismani

Il blog degli Insegnanti dell'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

2 luglio 2017
di R.Scanu
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Sardegna: non solo spiagge

È arrivato il tempo delle vacanze estive e una delle mete preferite è, come ogni anno, la Sardegna. Molti mi chiedono informazioni sulle spiagge più belle, su come arrivarci, quale costa scegliere, dove prenotare, e io cerco sempre di spiegare che la Sardegna non è solo acque cristalline, spiagge incontaminate e sabbia bianca: la Sardegna è molto, molto di più. È terra di musica, profumi, sapori, arti e tradizioni millenarie che vale la pena scoprire e, soprattutto, vivere in prima persona.

In questo post mi piacerebbe far conoscere alcuni aspetti e luoghi dell’isola che forse molti non conoscono. Spero così di suscitare  la curiosità di chi ha in programma un viaggio in Sardegna o di coloro che non hanno ancora pensato di sceglierla come meta per le proprie vacanze estive o invernali.

È certamente difficile scegliere tra tanti eventi, autori, festival e artisti di cui parlarvi per cui, un po’ per gioco un po’ per necessità, vi suggerirò un personale podio di tre “protagonisti” (senza alcun vincitore!) per ciascuna sezione, con una brevissima spiegazione.

Cominciamo da…

Musica e danza: tradizione e innovazione

∴ Canto a Tenore

Il canto a tenore è un tipico canto corale tradizionale, dalle sonorità molto particolari e antiche. Dal 2005 è stato dichiarato dall’UNESCO “Patrimonio intangibile dell’Umanità” grazie alla sua unicità e bellezza. Esistono a tutt’oggi varie formazioni corali che mantengono viva questa tradizione e, tra tutte, vorrei segnalarvi il coro dei Tenores di Bitti Mialinu Pira.

In questo video potrete vedere la loro esibizione al Caixa Forum di Barcellona del 2014:

 
∴ Ballo sardo

I balli tipici della Sardegna sono davvero spettacolari da vedere,  non solo per le loro coreografie e i coloratissimi vestiti tradizionali, ma anche per gli strumenti che li accompagnano. Esistono diversi tipi di danze (ballu tundu, passu torrau ecc.) e vari gruppi folk che le eseguono e che provengono da diversi paesi della Sardegna. I passi di danza sono spesso accompagnati dall’organetto e dalla chitarra e a volte da uno strumento a fiato antichissimo e dal suono unico, formato da due o più canne unite assieme: le launeddas.

Launeddas

Nel mese di luglio a Ittiri (Sassari) ha luogo un festival in cui le danze tradizionali sarde incontrano quelle di altri Paesi del mondo. L’Ittiri Folk Festa ospita ogni anno diverse formazioni di ballerini di danze folk provenienti da ogni angolo del pianeta. Un mix di suoni, colori e musiche all’insegna dell’interculturalità. Da non perdere!

Nel seguente video potrete ascoltare due suonatori di launeddas, tra cui Jonathan della Marianna, ospite dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona nel marzo del 2014 in occasione dell’incontro dal titolo “Sulle ali de sa genti arrubia”.


∴ Paolo Fresu

La musica è da sempre colonna sonora della vita sarda: dalle sonorità più trazionali si passa a quelle più moderne e innovative, ma sempre mantenendo un legame fortissimo con le radici. Un esempio dell’evoluzione musicale sarda è senz’altro Paolo Fresu, trombettista e flicornista di Berchidda e uno dei più grandi musicisti jazz del momento. La sua musica è pura poesia. Se avete la fortuna di poter ascoltare la magia delle sue note dal vivo, non perdetevelo per nessun motivo.

Ogni estate, nel mese di agosto, Paolo Fresu organizza in Sardegna uno dei più noti festival di musica jazz a livello nazionale e internazionale: Time in Jazz. Se siete in vacanza in Sardegna in questo periodo e amate questo tipo di musica, non dimenticate di dare uno sguardo al programma e di farci un salto.

Se non avete modo di assistere a un’esibizione di questo talentuoso jazzista nella sua terra natale, non preoccupatevi! Fresu, infatti, è un musicista di fama internazionale, realizza concerti e tournée in tutto il mondo ed è stato già diverse volte a Barcellona. L’ultima proprio pochi mesi fa in occasione di un concerto assieme a Daniele di Bonaventura, organizzato in collaborazione con l’IIC di Barcellona:

Letteratura: dal passato al presente

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28 maggio 2017
di Nicoletta De Boni
6 commenti

Per un viaggio in Italia

Telemaco Signorini, La Piazza di Settignano-1881

Quando si era ragazzi pareva che con lo sciogliersi della neve fosse già arrivata l’estate e alla sera, dopo aver tanto giocato lungo il torrente con l’acqua del disgelo, ci si coricava stanchi e accaldati. Godendo il fresco delle lenzuola si piombava in un sonno ristoratore che durava dieci ore. […] Ma maggio non è ancora estate, e da noi molte volte nemmeno primavera perché una nevicata può imbiancare il verde nuovo dei prati.

Questo è il ricordo che lo scrittore Mario Rigoni Stern sceglie per aprire il capitolo dedicato all’estate nel suo libro Stagioni; dove scrive ‘da noi’ c’è quindi da intendere l’Altopiano di Asiago, sulle Alpi vicentine, che è infatti il luogo dove nacque e poi visse per tutta la sua vita. Gli diamo allora ragione quando dice che da quelle parti non c’è da fidarsi troppo del sole e del caldo di maggio, ma chi come noi abita a Barcellona e non teme l’ultimo colpo di coda invernale sul finire della primavera, può permettersi già tra la fine del mese e gli inizi di giugno di coltivare qualche sogno estivo: vacanze, gite fuori porta, serate all’aperto…

Una fantasticheria che si ravviva in questo periodo soprattutto fra chi ha studiato italiano durante l’anno è quella del viaggio in Italia e così, sia per coloro che quest’estate riusciranno ad andarci, sia per quelli che non potranno partire, ecco alcuni consigli per fornire qualche utile idea ai primi, per consolare i secondi, ma soprattutto per stuzzicare ulteriormente la curiosità di entrambi verso il Belpaese.

Il Giro d’Italia Continua a leggere →

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2 maggio 2017
di Stefania Tavaglione
3 commenti

La superstizione è da ignoranti, ma non crederci porta male.(Eduardo de Filippo)

Quanto siamo superstiziosi?  Oggi si tende a prendere le distanze dalla superstizione relegandola un po’ frettolosamente ad un mondo di credenze popolari , ad un comportamento irrazionale dovuto all’ignoranza. Eppure sugli aerei di bandiera italiana manca la fila 17 così come manca la fila 13 in quella spagnola e di altri Paesi, anche negli alberghi manca la camera numero 17.

La psicologia si è interessata alla superstizione, come comportamento umano diffuso che condiziona le scelte decisionali. Jean Piaget associò questo tipo di comportamento al Pensiero Magico, un pensiero pre-logico tipico dello stadio evolutivo chiamato  pre-operatorio, in cui i bambini danno un’anima agli oggetti (Animismo) e credono di poterli influenzare, di poter avere un controllo sul rapporto di causalità con gli eventi (Magia), quindi con il tempo pensano che determinate loro azioni possano avere effetti sulla realtà. Nella superstizione infatti si fa lo stesso: si tende a privilegiare l’associazione , a notare solamente i casi in cui la successione tra gesto e risultato ha dato dei riscontri, mentre si ignorano o si sottovalutano i casi contrari. L’errore, cioè la confusione sta tra causalità e casualità , è forte la tendenza a badare alla presenza delle associazioni (causa –evento), ma non lo è quando si tratta di notare le assenze delle associazioni.

Sigmund Freud, parlò di Atto mancato: il superstizioso è colui che dà ad un evento casuale un significato preciso e ripetuto nel tempo grazie all’intervento dell’inconscio. Per esempio pensare che un atto fortuito ( per esempio passare sotto una scala) determinerà un certo effetto (come  la rottura di una storia d’amore) non è altro che un Atto mancato, ossia l’espressione di un desiderio inconscio espresso sotto forma di superstizione per giustificare una scelta dolorosa e difficile.

Insomma possiamo dire che l’uomo ha da sempre adottato la superstizione (fin dall’antichità) , che è un tipo di ragionamento usato quando la ragione fallisce o non è convincente, quindi per dare una spiegazione alla realtà dei fatti, ma per questo rimanderebbe ad un aspetto infantile della mente umana e del suo modo di vedere la realtà . Forse dovremmo accettarla come parte di noi, come effetto collaterale dell’”irrazionale necessario”.

Ogni volta che parliamo di comportamenti umani dobbiamo, però tenere presente molti aspetti, non possiamo dimenticare che l’uomo è principalmente un animale culturale e in quanto tale apprende per trasmissione culturale. Ecco qui di seguito alcune superstizioni e le loro origini.

  • Notte di San Lorenzo (10 Agosto)

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8 marzo 2017
di Andrea Leone
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Non solo Pausini, Ramazzotti… altre proposte tutte da ascoltare!

Come promesso, torniamo a parlare di musica italiana, proprio a pochi giorni dall’ultima edizione del celeberrimo Festival di Sanremo, l’evento più importante e famoso al mondo riguardante la musica italiana.

È ormai risaputo che ascoltare della buona musica in una lingua che stiamo imparando, ci aiuta non solo a venire in contatto con parole ed espressioni nuove, ma ci offre una buona porzione di cultura del paese di origine.

Qualche mese fa vi ho proposto una selezione di artisti italiani, e, a grande richiesta, torno a offrirvi altri suggerimenti riguardanti la musica italiana moderna. In questa selezione troverete cantanti, cantautori e gruppi più o meno conosciuti e appartenenti a generi diversi. Come già detto, è difficile soddisfare tutti i gusti, ma spero di poter trovare “la musica giusta per le vostre orecchie”.

 

Francesco Gabbani

Cominciamo con l’ultima novità, ovvero il vincitore del Festival di Sanremo 2017. Francesco Gabbani, toscano, non solo ha vinto quest’anno il primo premio nella categoria “Campioni” ma ha anche vinto l’anno scorso nella categoria “Nuove proposte”. Ha raggiunto il successo proprio grazie alla canzone presentata nel 2016, “Amen”, che ha attirato subito l’attenzione dei critici musicali e che ha vinto numerosi premi.

Ma il riconoscimento più ambito è arrivato quest’anno, con il singolo “Occidentali’s Karma”, un pezzo ricco di citazioni che è già diventato un vero e proprio “tormentone”.

 

 

 

Fiorella Mannoia

 Era stata data per favorita come vincitrice del Festival di Sanremo 2017, e invece questa volta ha ottenuto il secondo posto. Vanta una lunga carriera come cantante e cantautrice, ma si distingue dalle altre artiste italiane per il suo timbro di voce molto particolare. Ha portato al successo molti pezzi storici della canzone italiana, come “Quello che le donne non dicono” di Enrico Ruggeri e “Sally” di Vasco Rossi. Ecco un altro suo pezzo famosissimo: Continua a leggere →

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11 febbraio 2017
di Flavia Nicoletti
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GIOCANDO S’IMPARA. Imparare divertendosi e molto di più!

Il 18 febbraio riprenderà il nostro corso dedicato ai più piccoli, Giocando s’impara, per bambini dai cinque agli otto anni.

Fai click sull’immagine per andare al sito dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

Che cosa vuol dire veramente imparare giocando? È possibile apprendere divertendosi?

Un apprendimento efficace è quello che coinvolge tutti i sensi e passa attraverso le emozioni, proprio come avviene durante il gioco.

I bambini devono divertirsi, sporcarsi, toccare, manipolare, osservare, annusare e sperimentare. Per questo il gioco e la creatività sono al centro delle nostre attività e fanno da filo conduttore agli argomenti trattati di volta in volta.

 

La forma più naturale di apprendimento: il gioco

L’attività ludica inizia fin da subito, già nella culla, quando il bambino di pochi giorni inizia a prendere coscienza di ciò che lo circonda, gioca con le dita, con le manine, con i piedini, scoprendo ed esplorando il suo corpo. Attraverso il gioco può comprendere e interiorizzare ogni nuova esperienza, è la sua prima fonte di apprendimento. Continua a leggere →

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7 dicembre 2016
di Angela Ferioli
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Piantala di trollarmi!!! Capire lo slang in italiano: missione impossibile?

ragazze_telefonino

Immagine di Roberto Malfatti http://rmalfatti.blogspot.com.es/2016/09/parole-rubate-in-vacanza_4.html

 

“Ma io che cosa ho studiato?!?”

Questa domanda se la pone qualsiasi studente di lingue straniere appena arrivato nel Paese di cui sta apprendendo la lingua.  E per l’italiano non ci sarà alcuna eccezione.

Se poi è giovane ed entra in contatto con studenti della sua età, si sentirà spesso  incapace di capire di cosa diavolo stanno parlando  i suoi compagni d’università.

Allora, i corsi frequentati nel proprio Paese sono stati una perdita di tempo?

Niente affatto, l’italiano appreso durante i corsi lo aiuterà in moltissime situazioni quotidiane.  Si è soltanto imbattuto nel linguaggio “urbano”, lo slang appunto.

Ovviamente i primi tempi saranno un po’ duri, ma alla fine farà l’orecchio non solo all’eloquio velocissimo degli indigeni, ma anche a queste strambe parole.  Il ricordo di alcuni termini  letti nel manuale del corso, quali “scialla” (stai tranquillo), saluti come “bella” (ciao), abbreviazioni per il whatsapp: TVB (ti voglio bene), saranno forse di magra consolazione.  E benché anche nel suo idioma materno faccia grande uso di espressioni gergali, evidentemente ascoltarli in un’altra lingua provoca uno scomodo effetto di stupore e smarrimento.

 

Provate ad ascoltare i ragazzi (con accento lombardo) di questo filmato:

 

 

Scopriamo con alcuni esempi che cosa dicevano i ragazzi del filmato, a cui aggiungo altri vocaboli,  sperando che resistano all’usura. Continua a leggere →

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7 novembre 2016
di Antonella Berriolo
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A febbraio studierò in un’università italiana: due futuri studenti Erasmus ci spiegano come si stanno preparando per quest’esperienza

 

Sono moltissimi gli studenti universitari che si rivolgono ogni anno all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona per ottenere un livello B1 o A2, come richiesto dalle loro università di destinazione.

Ne abbiamo intervistato due, Patrícia e Lluís.

Patrícia: Ciao, mi chiamo Patrícia, sono una studentessa di Giurisprudenza, studio qui a Barcellona, ho 21 anni e… direi che basta così.

Lluís:  Salve, ho 23 anni, mi chiamo Lluís, sono anch’io di Barcellona, sono il fratello di Patrícia e anch’io studio Giurisprudenza. Mi piace lo sport, uscire con gli amici…

 

Foto di Patricia

Foto di Patricia

Nel secondo quadrimestre tutti e due parteciperete a un progetto Erasmus, in Italia. Dove andrete di preciso?

Patrícia: Io andrò a Bologna

Lluís: Io invece a Roma

Quando avete preso questa decisione?

Patrícia: Molto tempo fa. Credo di averci pensato già all’inizio dell’università, perché è un’ottima occasione per conoscere la cultura e la lingua di un altro Paese.

Lluís: Esattamente. È un’esperienza che molti altri giovani come noi hanno fatto.  Tutti dicono che è difficile all’inizio, ma dopo un paio di settimane è molto gratificante. Ti fa crescere come persona, e poi impari una nuova lingua e vedi come funziona l’università in un altro Paese.

Insomma, oggi chi si iscrive all’università prevede già un Erasmus nel proprio percorso di studi. Voi avete parlato con altri studenti che hanno già fatto quest’esperienza prima di voi? Cosa vi hanno raccontato? Continua a leggere →

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10 ottobre 2016
di Antonella Berriolo
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Ascoltare per imparare

Capire l’italiano per chi parla una lingua neolatina è molto facile. L’avrete potuto notare anche voi: difficilmente il turista catalano o spagnolo ha problemi di comprensione in situazioni comunicative semplici nel Bel Paese.

Forse per questo l’ascolto viene erroneamente relegato, da chi impara l’italiano, in secondo piano.  Capisco, quindi non mi serve.

Eppure, abbiamo imparato la nostra lingua materna unicamente ascoltando.  I bambini iniziano a dire le prime parole in genere a 6 mesi; solo a 3 anni circa cominciano a costruire le prime frasi e a collegarle. Ossia dopo 3 anni di ascolto intensivo durante i quali hanno immagazzinato suoni, lessico, strutture grammaticali, oltre a tutta la parte di comunicazione non verbale.

Poi, da adulti, ci iscriviamo a un corso di lingua straniera. Sebbene il nostro obiettivo sia soprattutto imparare a parlare e a comunicare, il contatto con la lingua orale si riduce alle 4 ore settimanali di lezione.  Il resto, la maggior parte delle volte, è lingua scritta: gli esercizi che l’insegnante assegna per casa, un libro, magari un articolo di giornale.

È chiaro che c’è qualcosa che non funziona. Dobbiamo smettere di relegare l’input orale all’esercizio di comprensione  e rivalutarne il ruolo nell’apprendimento di una lingua straniera, soprattutto oggi che le nuove tecnologie ci consentono di sfruttarne tutte le potenzialità. Se ci pensiamo bene, infatti, l’ascolto è un input ricchissimo, molto più ricco della lingua scritta. Quasi tutti gli elementi della comunicazione sono presenti nel linguaggio orale:  lessico, intonazione, pronuncia, accento,ritmo, morfologia, sintassi, cultura.

Vediamo allora alcune proposte di attività che potete fare a casa per aumentare il contatto con la lingua orale. Continua a leggere →

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7 giugno 2016
di Paolo Gravela
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La mongolfiera, la cultura, la memoria e altre parole di seconda mano

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Insegnante, professore, maestro, guida, formatore, istitutore. Insegnare*, formare, guidare, accompagnare, istruire, ammaestrare. Qualche tempo fa una mia vecchia amica mi chiese con quali di queste parole del “mestiere” mi trovassi più a mio agio, e che cosa significasse “insegnare”. Dopo aver valutato varie altre opzioni, come darmi alla macchia*, cambiare immediatamente lavoro o togliere il saluto alla suddetta amica, ho deciso di chiudere gli occhi e prendere il toro per le corna* (o il bavero* o la collottola* o altri appigli disponibili).

Ne sono nate alcune riflessioni tragicomiche, di cui ho deciso di liberarmi abbandonandole sulle pagine di questo nostro blog. Le ho divise in 5 brevi capitoli semiseri e un glossario finale per chiarire o rimettere in discussione alcune parole e/o espressioni che appariranno nell’articolo contrassegnate da un asterisco.


1. Ho un dubbio, ho un domanda (ovvero l’ego martoriato* dell’insegnante)

Che soddisfazione quando uno studente mi dice: “Scusa Paolo, ho una domanda/un dubbio”. Ma allora, mi dico, gli interessa davvero. Visibilio*. Brodo di giuggiole*. E in più, io saprò rispondere (si spera). L’ego è alle stelle: IO servo a qualcosa. È un po’ come quando cammini per strada, qualcuno ti chiede un’indicazione e tu sai la risposta: che meraviglia! Che potere! Sono un portento*, un supereroe! IO risolvo problemi, IO SO.


2. I verbi si imparano di notte (ovvero la scoperta della memoria)

Alcuni anni fa, nel mio disperato (e fallito) tentativo di imparare l’arabo, ho scoperto molte cose di me che non sapevo (risultato tutt’altro che trascurabile, ma qui fuori tema*) e qualche tecnica mnemonica, appunto, disperata. La più sorprendente fu la seguente: la sera prima della lezione, andando a letto, mi sforzavo di imparare alcune parole o la coniugazione di un verbo. Leggevo e rileggevo, ripetevo e ripetevo ancora, ma mi sembrava un’impresa biblica, impossibile, un ostacolo insormontabile. E invece ecco che al mattino, al risveglio, ricordavo per bene e in ordine la suddetta coniugazione: un miracolo! Era come se la mia memoria avesse lavorato da sola nel sonno, quasi contenta di quel materiale nuovo, quel guazzabuglio* onirico da riordinare e ripulire, quei fili sciolti da ricucire in catene di sinapsi. Da allora consiglio sempre ai miei studenti di leggersi due o tre volte un verbo prima di andare a dormire e lasciar fare alla loro memoria, che ha un’intelligenza tutta sua…


3. Gli stereotipi e altri falsi amici (ovvero “affettare il burro”)
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11 maggio 2016
di Antonella Berriolo
3 commenti

Compiti per le vacanze per tutti!

Arriva l’estate ed ecco che i nostri studenti iniziano a preoccuparsi: “Come sarà il mio italiano a ottobre, dopo quattro mesi senza lezioni?”

“Non vorranno mica i compiti delle vacanze?!” mi chiedo, tra il sorpreso e l’incredulo. Ebbene, questi sono i miei ” consigli per le vacanze”, ossia, come continuare a imparare in modo piacevole durante la pausa estiva.

Viaggia

Niente di meglio di una vacanza in Italia per mettere in pratica quello che hai imparato durante il corso.

Partecipa

Dai un’occhiata alla nostra programmazione culturale: oltre al film del lunedì, ci sono molti eventi interessanti. Poter assistere a una conferenza o a un concerto non solo è un’esperienza piacevole e stimolante ma ti permetterà di immergerti nella cultura italiana.

 

Una conferenza all'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

Una conferenza all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

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La Biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona ha un ampissimo catalogo e riceve ogni mese le novità letterarie del momento. C’è n’è per tutti i gusti, e per chi è agli inizi c’è una sezione di libretti facilitati.

La narrativa non è la tua passione? Non è una ragione per evitare la lettura: un articolo di un quotidiano o una rivista su un tema di tuo interesse è un ottimo esercizio.

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