Italismani

Il blog degli Insegnanti dell'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

8 marzo 2017
di Andrea Leone
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Non solo Pausini, Ramazzotti… altre proposte tutte da ascoltare!

Come promesso, torniamo a parlare di musica italiana, proprio a pochi giorni dall’ultima edizione del celeberrimo Festival di Sanremo, l’evento più importante e famoso al mondo riguardante la musica italiana.

È ormai risaputo che ascoltare della buona musica in una lingua che stiamo imparando, ci aiuta non solo a venire in contatto con parole ed espressioni nuove, ma ci offre una buona porzione di cultura del paese di origine.

Qualche mese fa vi ho proposto una selezione di artisti italiani, e, a grande richiesta, torno a offrirvi altri suggerimenti riguardanti la musica italiana moderna. In questa selezione troverete cantanti, cantautori e gruppi più o meno conosciuti e appartenenti a generi diversi. Come già detto, è difficile soddisfare tutti i gusti, ma spero di poter trovare “la musica giusta per le vostre orecchie”.

 

Francesco Gabbani

Cominciamo con l’ultima novità, ovvero il vincitore del Festival di Sanremo 2017. Francesco Gabbani, toscano, non solo ha vinto quest’anno il primo premio nella categoria “Campioni” ma ha anche vinto l’anno scorso nella categoria “Nuove proposte”. Ha raggiunto il successo proprio grazie alla canzone presentata nel 2016, “Amen”, che ha attirato subito l’attenzione dei critici musicali e che ha vinto numerosi premi.

Ma il riconoscimento più ambito è arrivato quest’anno, con il singolo “Occidentali’s Karma”, un pezzo ricco di citazioni che è già diventato un vero e proprio “tormentone”.

 

 

 

Fiorella Mannoia

 Era stata data per favorita come vincitrice del Festival di Sanremo 2017, e invece questa volta ha ottenuto il secondo posto. Vanta una lunga carriera come cantante e cantautrice, ma si distingue dalle altre artiste italiane per il suo timbro di voce molto particolare. Ha portato al successo molti pezzi storici della canzone italiana, come “Quello che le donne non dicono” di Enrico Ruggeri e “Sally” di Vasco Rossi. Ecco un altro suo pezzo famosissimo: Continua a leggere →

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11 febbraio 2017
di Flavia Nicoletti
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GIOCANDO S’IMPARA. Imparare divertendosi e molto di più!

Il 18 febbraio riprenderà il nostro corso dedicato ai più piccoli, Giocando s’impara, per bambini dai cinque agli otto anni.

Fai click sull’immagine per andare al sito dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

Che cosa vuol dire veramente imparare giocando? È possibile apprendere divertendosi?

Un apprendimento efficace è quello che coinvolge tutti i sensi e passa attraverso le emozioni, proprio come avviene durante il gioco.

I bambini devono divertirsi, sporcarsi, toccare, manipolare, osservare, annusare e sperimentare. Per questo il gioco e la creatività sono al centro delle nostre attività e fanno da filo conduttore agli argomenti trattati di volta in volta.

 

La forma più naturale di apprendimento: il gioco

L’attività ludica inizia fin da subito, già nella culla, quando il bambino di pochi giorni inizia a prendere coscienza di ciò che lo circonda, gioca con le dita, con le manine, con i piedini, scoprendo ed esplorando il suo corpo. Attraverso il gioco può comprendere e interiorizzare ogni nuova esperienza, è la sua prima fonte di apprendimento. Continua a leggere →

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7 dicembre 2016
di Angela Ferioli
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Piantala di trollarmi!!! Capire lo slang in italiano: missione impossibile?

ragazze_telefonino

Immagine di Roberto Malfatti http://rmalfatti.blogspot.com.es/2016/09/parole-rubate-in-vacanza_4.html

 

“Ma io che cosa ho studiato?!?”

Questa domanda se la pone qualsiasi studente di lingue straniere appena arrivato nel Paese di cui sta apprendendo la lingua.  E per l’italiano non ci sarà alcuna eccezione.

Se poi è giovane ed entra in contatto con studenti della sua età, si sentirà spesso  incapace di capire di cosa diavolo stanno parlando  i suoi compagni d’università.

Allora, i corsi frequentati nel proprio Paese sono stati una perdita di tempo?

Niente affatto, l’italiano appreso durante i corsi lo aiuterà in moltissime situazioni quotidiane.  Si è soltanto imbattuto nel linguaggio “urbano”, lo slang appunto.

Ovviamente i primi tempi saranno un po’ duri, ma alla fine farà l’orecchio non solo all’eloquio velocissimo degli indigeni, ma anche a queste strambe parole.  Il ricordo di alcuni termini  letti nel manuale del corso, quali “scialla” (stai tranquillo), saluti come “bella” (ciao), abbreviazioni per il whatsapp: TVB (ti voglio bene), saranno forse di magra consolazione.  E benché anche nel suo idioma materno faccia grande uso di espressioni gergali, evidentemente ascoltarli in un’altra lingua provoca uno scomodo effetto di stupore e smarrimento.

 

Provate ad ascoltare i ragazzi (con accento lombardo) di questo filmato:

 

 

Scopriamo con alcuni esempi che cosa dicevano i ragazzi del filmato, a cui aggiungo altri vocaboli,  sperando che resistano all’usura. Continua a leggere →

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7 novembre 2016
di Antonella Berriolo
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A febbraio studierò in un’università italiana: due futuri studenti Erasmus ci spiegano come si stanno preparando per quest’esperienza

 

Sono moltissimi gli studenti universitari che si rivolgono ogni anno all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona per ottenere un livello B1 o A2, come richiesto dalle loro università di destinazione.

Ne abbiamo intervistato due, Patrícia e Lluís.

Patrícia: Ciao, mi chiamo Patrícia, sono una studentessa di Giurisprudenza, studio qui a Barcellona, ho 21 anni e… direi che basta così.

Lluís:  Salve, ho 23 anni, mi chiamo Lluís, sono anch’io di Barcellona, sono il fratello di Patrícia e anch’io studio Giurisprudenza. Mi piace lo sport, uscire con gli amici…

 

Foto di Patricia

Foto di Patricia

Nel secondo quadrimestre tutti e due parteciperete a un progetto Erasmus, in Italia. Dove andrete di preciso?

Patrícia: Io andrò a Bologna

Lluís: Io invece a Roma

Quando avete preso questa decisione?

Patrícia: Molto tempo fa. Credo di averci pensato già all’inizio dell’università, perché è un’ottima occasione per conoscere la cultura e la lingua di un altro Paese.

Lluís: Esattamente. È un’esperienza che molti altri giovani come noi hanno fatto.  Tutti dicono che è difficile all’inizio, ma dopo un paio di settimane è molto gratificante. Ti fa crescere come persona, e poi impari una nuova lingua e vedi come funziona l’università in un altro Paese.

Insomma, oggi chi si iscrive all’università prevede già un Erasmus nel proprio percorso di studi. Voi avete parlato con altri studenti che hanno già fatto quest’esperienza prima di voi? Cosa vi hanno raccontato? Continua a leggere →

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10 ottobre 2016
di Antonella Berriolo
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Ascoltare per imparare

Capire l’italiano per chi parla una lingua neolatina è molto facile. L’avrete potuto notare anche voi: difficilmente il turista catalano o spagnolo ha problemi di comprensione in situazioni comunicative semplici nel Bel Paese.

Forse per questo l’ascolto viene erroneamente relegato, da chi impara l’italiano, in secondo piano.  Capisco, quindi non mi serve.

Eppure, abbiamo imparato la nostra lingua materna unicamente ascoltando.  I bambini iniziano a dire le prime parole in genere a 6 mesi; solo a 3 anni circa cominciano a costruire le prime frasi e a collegarle. Ossia dopo 3 anni di ascolto intensivo durante i quali hanno immagazzinato suoni, lessico, strutture grammaticali, oltre a tutta la parte di comunicazione non verbale.

Poi, da adulti, ci iscriviamo a un corso di lingua straniera. Sebbene il nostro obiettivo sia soprattutto imparare a parlare e a comunicare, il contatto con la lingua orale si riduce alle 4 ore settimanali di lezione.  Il resto, la maggior parte delle volte, è lingua scritta: gli esercizi che l’insegnante assegna per casa, un libro, magari un articolo di giornale.

È chiaro che c’è qualcosa che non funziona. Dobbiamo smettere di relegare l’input orale all’esercizio di comprensione  e rivalutarne il ruolo nell’apprendimento di una lingua straniera, soprattutto oggi che le nuove tecnologie ci consentono di sfruttarne tutte le potenzialità. Se ci pensiamo bene, infatti, l’ascolto è un input ricchissimo, molto più ricco della lingua scritta. Quasi tutti gli elementi della comunicazione sono presenti nel linguaggio orale:  lessico, intonazione, pronuncia, accento,ritmo, morfologia, sintassi, cultura.

Vediamo allora alcune proposte di attività che potete fare a casa per aumentare il contatto con la lingua orale. Continua a leggere →

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7 giugno 2016
di Paolo Gravela
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La mongolfiera, la cultura, la memoria e altre parole di seconda mano

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Insegnante, professore, maestro, guida, formatore, istitutore. Insegnare*, formare, guidare, accompagnare, istruire, ammaestrare. Qualche tempo fa una mia vecchia amica mi chiese con quali di queste parole del “mestiere” mi trovassi più a mio agio, e che cosa significasse “insegnare”. Dopo aver valutato varie altre opzioni, come darmi alla macchia*, cambiare immediatamente lavoro o togliere il saluto alla suddetta amica, ho deciso di chiudere gli occhi e prendere il toro per le corna* (o il bavero* o la collottola* o altri appigli disponibili).

Ne sono nate alcune riflessioni tragicomiche, di cui ho deciso di liberarmi abbandonandole sulle pagine di questo nostro blog. Le ho divise in 5 brevi capitoli semiseri e un glossario finale per chiarire o rimettere in discussione alcune parole e/o espressioni che appariranno nell’articolo contrassegnate da un asterisco.


1. Ho un dubbio, ho un domanda (ovvero l’ego martoriato* dell’insegnante)

Che soddisfazione quando uno studente mi dice: “Scusa Paolo, ho una domanda/un dubbio”. Ma allora, mi dico, gli interessa davvero. Visibilio*. Brodo di giuggiole*. E in più, io saprò rispondere (si spera). L’ego è alle stelle: IO servo a qualcosa. È un po’ come quando cammini per strada, qualcuno ti chiede un’indicazione e tu sai la risposta: che meraviglia! Che potere! Sono un portento*, un supereroe! IO risolvo problemi, IO SO.


2. I verbi si imparano di notte (ovvero la scoperta della memoria)

Alcuni anni fa, nel mio disperato (e fallito) tentativo di imparare l’arabo, ho scoperto molte cose di me che non sapevo (risultato tutt’altro che trascurabile, ma qui fuori tema*) e qualche tecnica mnemonica, appunto, disperata. La più sorprendente fu la seguente: la sera prima della lezione, andando a letto, mi sforzavo di imparare alcune parole o la coniugazione di un verbo. Leggevo e rileggevo, ripetevo e ripetevo ancora, ma mi sembrava un’impresa biblica, impossibile, un ostacolo insormontabile. E invece ecco che al mattino, al risveglio, ricordavo per bene e in ordine la suddetta coniugazione: un miracolo! Era come se la mia memoria avesse lavorato da sola nel sonno, quasi contenta di quel materiale nuovo, quel guazzabuglio* onirico da riordinare e ripulire, quei fili sciolti da ricucire in catene di sinapsi. Da allora consiglio sempre ai miei studenti di leggersi due o tre volte un verbo prima di andare a dormire e lasciar fare alla loro memoria, che ha un’intelligenza tutta sua…


3. Gli stereotipi e altri falsi amici (ovvero “affettare il burro”)
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11 maggio 2016
di Antonella Berriolo
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Compiti per le vacanze per tutti!

Arriva l’estate ed ecco che i nostri studenti iniziano a preoccuparsi: “Come sarà il mio italiano a ottobre, dopo quattro mesi senza lezioni?”

“Non vorranno mica i compiti delle vacanze?!” mi chiedo, tra il sorpreso e l’incredulo. Ebbene, questi sono i miei ” consigli per le vacanze”, ossia, come continuare a imparare in modo piacevole durante la pausa estiva.

Viaggia

Niente di meglio di una vacanza in Italia per mettere in pratica quello che hai imparato durante il corso.

Partecipa

Dai un’occhiata alla nostra programmazione culturale: oltre al film del lunedì, ci sono molti eventi interessanti. Poter assistere a una conferenza o a un concerto non solo è un’esperienza piacevole e stimolante ma ti permetterà di immergerti nella cultura italiana.

 

Una conferenza all'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

Una conferenza all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

Leggi

La Biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona ha un ampissimo catalogo e riceve ogni mese le novità letterarie del momento. C’è n’è per tutti i gusti, e per chi è agli inizi c’è una sezione di libretti facilitati.

La narrativa non è la tua passione? Non è una ragione per evitare la lettura: un articolo di un quotidiano o una rivista su un tema di tuo interesse è un ottimo esercizio.

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13 aprile 2016
di Andrea Leone
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Non solo Pausini, Ramazzotti e Nek. La musica italiana è molto di più!

Capita di frequente che i miei studenti mi chiedano consigli in fatto di musica italiana contemporanea da ascoltare per migliorare il proprio italiano o per tenere piacevolmente in allenamento le proprie orecchie.
Dare una risposta soddisfacente, però, è un’impresa assai difficile, dato che ognuno di noi apprezza un certo tipo di musica o un altro. Inoltre, gli artisti da nominare sarebbero moltissimi…
La celebre frase di Giulio Cesare “de gustibus non disputandum est” calza a pennello nella questione, per cui non posso fare altro che proporre una carrellata di alcuni dei principali cantanti, cantautori e interpreti che apportano un certo grado di qualità alla musica italiana.
Nominare tutti gli artisti che vale la pena ascoltare è una missione impossibile, però farò del mio meglio per soddisfare al meglio la vostra curiosità!

Fabrizio De Andrè

Genovese, è stato uno dei più grandi cantautori della musica italiana di tutti i tempi. Considerato il George Brassens della musica italiana, ha posto sempre al centro dell’attenzione gli emarginati della società, come i poveri e le prostitute.
Aveva idee anarchiche e pacifiste, e le sue canzoni sono considerate vere e proprie perle poetiche dai critici musicali.
Ecco la sua canzone più celebre, “Bocca di rosa”:

Franco Battiato Continua a leggere →

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10 marzo 2016
di Nicoletta De Boni
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Leggere con l’acquolina in bocca

Bacco, Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1593-1597 circa, particolare. Galleria degli Uffizi

Bacco, Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1593-1597 circa, particolare. Galleria degli Uffizi

Leggere i testi di Achille Campanile è davvero una disavventura, poiché ben poche volte vi accade, o vi si dice, quello che ci aspettiamo e soprattutto ciò che, stuzzicandoci e incalzandoci, l’autore si ostina a farci credere che stia per succedere. Una disavventura irresistibilmente spiritosa e, come capita con molti piaceri, fugace.

Con la sua brevità e levità la prosa di Campanile ha inaugurato Raccontandolo, una serie di incontri di lettura e conversazione, ognuno dei quali dedicati a un racconto di uno scrittore italiano (Buzzati, Campanile, Cavazzoni, Calvino, Stassi, Arminio, Eco, Buzzi…) e a un argomento riguardo al quale l’autore in questione ci ha lasciato narrazioni e riflessioni.

Il primo tema di cui abbiamo letto e conversato è stato quello della gastronomia, cosicché a fare buona, anzi, ottima compagnia ad Achille Campanile c’è stato Aldo Buzzi, con alcuni brani tratti dall’Uovo alla kok, un libro che pubblicò nel 1979 (altri suoi titoli culinari sono Stecchini da denti e La lattuga di Boston, dati alle stampe qualche anno dopo).

Un abbinamento un po’ bizzarro quello di Campanile e Buzzi, effettivamente… Al di là del filo conduttore dell’arte culinaria che qui faceva al caso nostro, senza dubbio si tratta di due autori elegantemente e sagacemente concisi e leggeri e di due uomini che attraversarono buona parte del Novecento (nel caso di Buzzi tutto il ‘900 e oltre), vivendo sia l’Italia delle due guerre che quella del benessere e del boom economico, Campanile (1899/1900-1977) a Roma e dintorni e Buzzi (1910-2009) a Milano, pur essendo nato a Como.

Nella biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona del primo troverete tre opere: l’allegro e commovente Se la luna mi porta fortuna, addirittura nell’edizione dei Fratelli Treves del 1929; la raccolta L’inventore del cavallo con le commedie scritte tra il 1924 e il 1939 ed infine Asparagi e immortalità dell’anima, una raccolta di racconti risalente al 1974. È da quest’ultima che abbiamo tratto le nostre pagine gastronomiche, intitolate alcune ‘La cura dell’uva’ e altre ‘Le seppie coi piselli’ (sia il titolo del libro che quello del secondo racconto sono esempi di quelle associazioni strambe e impreviste di cui è ricchissima la prosa di Campanile).

L’Uovo alla Kok e Asparagi e immortalità dell’anima

Entrambi gli autori ci hanno servito coi loro testi la scusa migliore che potessimo scovare per chiacchierare di cibo e di cucina e per rispolverare un campo lessicale che si impara fin dai primi corsi di italiano, ma che offre sempre qualche occasione di approfondimento.

Grazie a ‘Pane carasau’, ‘Pastina in brodo della pensione’ e ‘Cucina di famiglia’, tratti dall’Uovo alla Kok, siamo tornati con nostalgia agli indimenticabili piatti di famiglia (l’agnello al forno, le salsicce, i fagioli con le patate… come solo a casa mia sapevano fare!); Continua a leggere →

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18 febbraio 2016
di Stefania Tavaglione
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La tradizione musicale nelle Puglie.

Adoro utilizzare l’antico nome della mia regione, ossia il nome al plurale, perché rende immediatamente l’idea delle differenze presenti all’interno della stessa a livello geografico, storico-culturale e linguistico-dialettale.

Un esempio tra tutti è la differenza geografica:

Il cosiddetto Tacco d’Italia ha inizio con il Parco Nazionale del Gargano, il promontorio montuoso più grande d’Italia detto anche lo Sperone, un massiccio montuoso isolato che si affaccia sul mare Adriatico creando stupende insenature e fantastiche grotte marine di rocce calcaree. Al suo interno, ad un’altezza di circa 800 metri sopra il livello del mare, troviamo la Foresta Umbra, che ospita flora e fauna tipicamente autoctone e che l’isolamento geografico ha contribuito a conservare, quindi una meravigliosa foresta incontaminata, un vero viaggio nel tempo.

Appena ci si lascia alle spalle questo autentico paradiso la Puglia continua con una distesa pianeggiante, la seconda più grande d’Italia dopo la pianura Padana, fino ad arrivare nel Salento la parte più a sud della regione con la città di Lecce, chiamata anche la Firenze del Sud, un superbo esempio di arte barocca.

In questa splendida ed accogliente terra del Sud Italia nasce il complesso fenomeno del tarantismo, legato alla produzione di musica, balli tradizionali, sonetti e alla funzione taumaturgica della musica.

Il complesso fenomeno del tarantismo, la tarantella e il potere taumaturgico della musica.

zona: Taranto e Salento

festival: la notte della Taranta

www.lanottedellataranta.it

Tarantella è il termine con cui vengono chiamati i balli popolari del Sud, sono danze rituali che a seconda della zona e della cultura di provenienza assumono ritmi, melodie e funzioni sociali differenti.

Secondo una delle diverse teorie, l’etimologia del termine tarantella sarebbe riconducibile alla parola taranta, che in dialetto pugliese significa tarantolaLycosa tarentula, un ragno velenoso che vive nel sud Europa.

Chi credeva di essere stato morso dal ragno iniziava a manifestare i primi sintomi del veleno buttandosi a terra, in preda a delle terriili convulsioni, quasi fosse posseduto da un demonio. Si formava quindi un cerchio di persone attorno al tarantolato o alla tarantolata e i musicisti con i loro strumenti tipici (tamburello, ciaramella, mandolino, fisarmonica, cupa cupa, chitarra, organetto) iniziavano a dare il via ad un ritmo incalzante con accompagnamento vocale. Attraverso questo ritmo molto dinamico e il ballo scatenato che ne derivava, avveniva la guarigione del malcapitato grazie allo stato di trance in cui cadeva e appunto al potere curativo della musica. Evidente qui la funzione socio-antropologica, e quindi rituale del ballo, che permette ad ogni individuo di esternare un proprio malessere seppur sotto mentite spoglie.

Per chi desiderasse approfondire il tema, consiglio il libro La terra del rimorso di Ernesto De Martino, un preziosissimo lavoro etno-antropolgico di ricerca sul campo, effettuato in tutto il Sud Italia.

Ecco qui un video di De Martino che documenta il rituale:

 

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